A febbraio 2026 il debito pubblico italiano ha toccato un nuovo massimo storico a 3.139.864 milioni di euro, superando ogni record dal Dopoguerra. Il dato preoccupa non solo per la cifra record, ma perché entro fine anno l’Italia diventerà il paese dell’Eurozona con il rapporto debito/PIL più elevato, sorpassando la Grecia.

Debito totale (feb 2026): 3.139.864 milioni di € · Debito/PIL 2025: 137,1% · Proiezione 2026: 138,4% · Deficit 2026: 2,8%

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
3Segnale temporale
4Cosa viene dopo

La tabella seguente riassume i principali indicatori del debito pubblico italiano con le relative fonti ufficiali.

Indicatore Valore Fonte
Debito totale 2024 2.966,9 miliardi € Grafici Altervista
Debito totale feb 2026 3.139.864 milioni € Trading Economics
Rapporto debito/PIL 2025 137,1% Osservatorio CPI
Proiezione debito/PIL 2026 138,4% Il Foglio (FMI)
Deficit/PIL 2026 2,8% Sky TG24 (FMI)
Debito netto 2025 ~30 pp sotto lordo Osservatorio CPI
PIL Italia 2026 +0,5% Il Foglio (FMI)

Qual è oggi la situazione del debito pubblico in Italia?

A febbraio 2026 il debito pubblico italiano ha raggiunto 3.139.864 milioni di euro, un massimo storico dall’inizio delle rilevazioni sistematiche nel Dopoguerra. Il dato arriva da Trading Economics, piattaforma specializzata in dati macroeconomici, e rappresenta un incremento di oltre 170 miliardi rispetto al valore di inizio anno.

Il rapporto debito/PIL, che misura quanto il debito pesa sull’economia complessiva, si attesta al 137,1% nel 2025 secondo l’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica. L’istituto definisce questa situazione “stabile ma ancora molto costoso”, evidenziando come gli interessi sul debito rappresentino una voce significativa di spesa pubblica.

Importo nominale

Nel dettaglio, il debito lordo italiano ammontava a 2.966,9 miliardi di euro a fine 2024. La progressione è stata costante: +105 miliardi nel solo 2023, a cui si sono aggiunti ulteriori incrementi nel 2024 e nei primi mesi del 2026. A gennaio 2026 il dato era già a 3.112.562,30 milioni di euro.

Il contesto

La crescita del debito nominale riflette non solo nuovi prestiti, ma anche l’effetto dell’inflazione e degli interessi capitalizzati. Il debito netto, depurato dalle operazioni finanziarie, si attesta a circa 30 punti percentuali di PIL sotto il lordo.

Rapporto con il PIL

L’Italia ha superato la soglia del 100% del rapporto debito/PIL nel 2009, in seguito alla crisi finanziaria globale, e ha oltrepassato il 130% dal 2013. Negli ultimi anni il rapporto si è mantenuto tra il 134% e il 137%, con una stabilizzazione relativa dopo il picco del 154,4% toccato nel 2020 durante la pandemia.

Le proiezioni del Fondo Monentario Internazionale, riportate da Il Foglio, indicano che il debito/PIL salirà al 138,4% entro fine 2026. Un ulteriore incremento all’138,8% è previsto per il 2027.

Costo degli interessi

Il peso degli interessi sul bilancio pubblico italiano è significativo. Nel 2025 la spesa per interessi ha assorbito risorse che avrebbero potuto essere indirizzate verso investimenti o politiche sociali. L’elevato stock di debito implica pagamenti annuali consistenti, vincolando di fatto la manovra di bilancio.

Secondo l’Osservatorio CPI, il debito netto si attesta a circa 30 punti percentuali di PIL sotto il valore lordo, ma questo scarto non riduce il costo effettivo degli interessi, che restano calcolati sul debito nominale.

L’implicazione è chiara: finché il debito resta su questi livelli, ogni anno una quota rilevante delle entrate fiscali viene destinata al servizio del debito piuttosto che a nuove politiche pubbliche.

Quanto è il debito pubblico per ogni italiano?

Il debito pubblico italiano, superando i 3.100 miliardi di euro, si traduce in una quota di circa 52.000 euro per ogni cittadino italiano. Questo importo rappresenta il carico teorico pro capite, ovvero la parte di debito che ogni abitante dovrebbe teoricamente “compensare” se si l’intero debito fosse ripartito tra la popolazione.

Perché questo conta

Il debito pro capite non è una cifra che ogni cittadino deve materialmente pagare, ma indica quanto l’onere del debito si distribuisce potenzialmente sulla collettività. Più alto è il debito pro capite, più pesante può essere il carico fiscale futuro per le generazioni più giovani.

Calcolo pro capite

Con una popolazione italiana di circa 59 milioni di abitanti e un debito nominale di 3.139 miliardi di euro, la divisione porta a una quota pro capite che supera i 53.000 euro. Il dato, puramente aritmetico, serve a rendere tangibile una cifra altrimenti difficile da comprendere nella sua grandezza.

È importante distinguere: il debito pro capite non significa che ogni italiano debba versare questa somma oggi. Il debito è un impegno pluriennale che si riflette attraverso la pressione fiscale, i tassi di interesse pagati dallo Stato e le scelte di bilancio che limitano altre priorità di spesa.

Confronto storico

Guardando indietro, la situazione è cambiata drasticamente. Nel 1963, al minimo post-bellico, il rapporto debito/PIL era appena del 32,6%, corrispondente a circa 3.000 euro pro capite in termini nominali. Negli anni Ottanta il rapporto è salito, toccando un minimo del 90,5% nel 1988. Il decennio successivo ha visto nuovi incrementi, con un picco del 121,8% nel 1994.

Dopo un breve periodo di miglioramento — tanto che nel 2007 il rapporto era sceso al 99,7% — la crisi finanziaria del 2008 e poi la pandemia del 2020 hanno riportato il debito/PIL su livelli record, con punte del 154,4%.

Il pattern che emerge è chiaro: ogni 15-20 anni il debito pubblico italiano trova un nuovo massimo storico. La traiettoria di lungo periodo è inequivocabile, con oscillazioni cicliche ma una tendenza di fondo al rialzo.

L’Italia è mai andata in default?

L’Italia non ha mai formalmente dichiarato default sul proprio debito pubblico, a differenza di altri paesi europei che hanno attraversato crisi debt nei decenni scorsi. La Grecia, ad esempio, ha necessitato di tre programmi di bailout tra il 2010 e il 2018, con un parziale haircut sui creditori privati.

Questa resilienza storica dell’Italia merita di essere contestualizzata. Il paese non è mai stato costretto a una ristrutturazione forzata del debito, ma ha affrontato periodi di alta tensione sui mercati, come durante la crisi dei titoli di Stato del 2011-2012, quando lo spread BTP-Bund toccò i 500 punti base.

Storia dei default

Il default più significativo nella storia italiana risale al 1940, quando il governo fascista sospese il pagamento dei debiti di guerra. Successivamente, ricostruzioni post-belliche e riprogrammazioni hanno caratterizzato la storia finanziaria del paese, ma senza mai arrivare a un default dichiarato sulla falsariga di quanto visto in altre economie emergenti.

Il contesto dell’euro ha cambiato le regole del gioco: senza la possibilità di svalutare la valuta per ripagare il debito in termini reali, l’Italia ha dovuto gestire il proprio debito attraverso riforme strutturali, tagli di spesa e, occasionalmente, interventi della BCE come il programma OMT (Outright Monetary Transactions) del 2012.

Situazione attuale

Oggi l’Italia si trova nella posizione di avere il debito pubblico più alto dell’Eurozona in termini di rapporto debito/PIL, superando la Grecia che per anni ha detenuto questo primato negativo. Tuttavia, i mercati non stanno segnalando una crisi imminente: i tassi sui BTP restano contenuti rispetto ai picchi del passato.

La differenza rispetto a paesi come la Grecia sta nella composizione del debito, nella fiducia degli investitori e nella dimensione dell’economia italiana. Ma il rischio resta elevato: la sostenibilità del debito dipende dalla crescita economica, e con un PIL che nel 2026 dovrebbe crescere solo dello 0,5%, il margine di manovra è ridotto.

Il rischio principale non è tanto un default formale, quanto piuttosto un deterioramento graduale della sostenibilità che potrebbe portare a politiche di austerità o a una perdita di competitività del paese.

Il punto

La resilienza passata non garantisce che il debito resti sostenibile se la crescita economica non riparte: ogni anno di stagnatione erode il margine di sicurezza.

Quando diminuirà il rapporto debito/PIL?

Le proiezioni attuali non offrono prospettive rosee: il rapporto debito/PIL italiano è destinato a crescere, non a diminuire. Secondo i dati del Fondo Monentario Internazionale, analizzati da Il Foglio, il rapporto salirà al 138,4% entro fine 2026, per poi toccare il 138,8% nel 2027.

Previsioni 2025-2026

Il Documento di Programmazione Economica (DFP) del governo italiano, aggiornato ad aprile 2026, stimava un rapporto debito/PIL del 136,2% per il 2025, in aumento di 1,3 punti percentuali rispetto al 2024. Le stime più recenti indicano invece un 137,1%, leggermente superiore.

Il deficit/PIL è previsto al 2,8% nel 2026 e al 2,6% nel 2027, sempre secondo i dati FMI riportati da Sky TG24. Sebbene il valore del 2026 sia sotto l’obiettivo del 2,8% dichiarato, la traiettoria di deficit positivo implica che il debito continuerà a crescere in termini nominali.

Fattori di rischio

Il gap di crescita con gli altri paesi dell’Eurozona rappresenta il fattore di rischio più significativo. Mentre l’Italia stima una crescita del PIL dello 0,5% nel 2026, la Spagna, la Grecia e il Portogallo dovrebbero crescere intorno al 2%. Questo significa che, a parità di condizioni di bilancio, il rapporto debito/PIL italiano continuerà a peggiorare mentre gli altri paesi lo migliorano.

Ulteriori fattori di rischio includono:

  • L’eventuale fine del programma di Quantitative Tightening (QT) della BCE, che potrebbe aumentare i tassi di interesse sul debito italiano
  • Una recessione tecnica o un rallentamento dell’economia più marcato delle previsioni
  • L’aumento della spesa pensionistica legato all’invecchiamento della popolazione
  • Nuove emergenze sanitarie o geopolitiche che richiedano interventi di spesa straordinari

La traiettoria attuale suggerisce che la riduzione del rapporto debito/PIL non avverrà senza una combinazione di crescita economica sostenuta e avanzi primari significativi — condizioni difficili da realizzare nel breve periodo.

Chi ha più debiti al mondo?

In termini assoluti, gli Stati Uniti e la Cina guidano la classifica mondiale del debito pubblico, con valori nell’ordine dei 30.000-35.000 miliardi di dollari. Tuttavia, il rapporto debito/PIL permette confronti più significativi tra economie di dimensioni diverse.

Classifica globale

Guardando al rapporto debito/PIL, Giappone, Stati Uniti, Grecia e Italia figurano tra i paesi con i debiti pubblici più elevati in termini relativi. Il Giappone supera il 250% del PIL, gli Stati Uniti si attestano intorno al 120-125%, mentre l’Italia è ormai stabilmente sopra il 137%.

In Europa, la situazione dell’Italia merita particolare attenzione. Secondo le proiezioni del FMI, nel 2026 l’Italia supererà la Grecia, diventando il paese dell’Eurozona con il rapporto debito/PIL più elevato. Grecia e Italia si attestano rispettivamente al 136,9% e al 138,4%, un sorpasso che segna un punto di svolta simbolico e sostanziale.

Il sorpasso

Per anni la Grecia è stata il simbolo della crisi del debito europeo. Oggi l’Italia si appresta a superarla, e questo non per un miglioramento greco, ma per una dinamica italiana che peggiora. La differenza sta nel tasso di crescita: la Grecia cresce al 2%, l’Italia allo 0,5%.

Posizione dell’Italia

Il confronto con gli altri paesi dell’Eurozona rivela un divario crescente:

  • Portogallo 2026: 85,6% — in forte calo rispetto ai livelli della crisi
  • Spagna 2026: 98,2% — in discesa grazie alla crescita economica
  • Italia 2026: 138,4% — in aumento, peggiore dell’Eurozona

Il Portogallo, che nel 2011-2014 aveva ricevuto un programma di bailout e sembrava in difficoltà irreversibile, ha ridotto il proprio rapporto debito/PIL di oltre 50 punti percentuali in un decennio. L’Italia, nello stesso periodo, è passata dal 106% al 138%, accumulando oltre 30 punti percentuali di incremento.

La differenza chiave è la crescita economica. Il Portogallo ha saputo combinare risanamento dei conti e riforme strutturali con una crescita del PIL sostenuta. L’Italia, al contrario, ha visto il proprio tessuto produttivo stagnare, con conseguenze dirette sulla capacità di generare entrate fiscali sufficienti a compensare la spesa pubblica.

Confronto europeo: Italia vs PIGS

Il termine PIGS — Portogallo, Italia, Grecia, Spagna — è stato coniato per indicare i paesi dell’Europa meridionale con economie più fragili. Oggi questo acronimo risulta anacronistico: tre dei quattro paesi hanno registrato progressi significativi nella gestione del debito pubblico, mentre l’Italia rappresenta l’eccezione negativa.

I dati comparativi mostrano con chiarezza la divergenza delle traiettorie tra i paesi dell’Europa meridionale.

Paese Debito/PIL 2024 Debito/PIL 2026 (prev) Crescita PIL 2026 (prev)
Italia 134,6% 138,4% +0,5%
Grecia 161,8% 136,9% +2,0%
Spagna 105,2% 98,2% +2,0%
Portogallo 100,0% 85,6% +1,9%

I dati mostrano chiaramente come l’Italia sia l’unico paese del gruppo con una traiettoria in peggioramento. Grecia, Spagna e Portogallo stanno tutti riducendo il proprio rapporto debito/PIL, mentre l’Italia lo sta aumentando.

Il fattore determinante è la crescita economica. Con tassi di crescita intorno al 2%, i paesi PIGS (esclusa l’Italia) vedono il denominatore del rapporto aumentare, riducendo meccanicamente il peso del debito. L’Italia, con una crescita dello 0,5%, non riesce a generare questo effetto benefico.

Cronologia: l’ascesa del debito pubblico italiano

La storia del debito pubblico italiano è una storia di opportunità mancate e crisi ricorrenti. Dalla ricostruzione post-bellica al nuovo millennio, ogni decennio ha portato incrementi significativi.

  • 1963: minimo post-bellico — debito/PIL al 32,6%
  • 1988: minimo degli anni Ottanta — debito/PIL al 90,5%
  • 1994: picco pre-Maastricht — debito/PIL al 121,8%
  • 2007: pre-crisi — debito/PIL al 99,7% (sotto la soglia del 100%)
  • 2020: picco pandemia — debito/PIL al 154,4%
  • 2025: debito/PIL al 137,1%
  • 2026: proiezione — debito/PIL al 138,4%

Il pattern che emerge è chiaro: ogni picco viene superato dal successivo. Nel 1963 il debito sembrava un problema lontano. Nel 1994 si parlava di emergenza. Nel 2020 la pandemia ha portato a livelli mai visti. Oggi, a distanza di soli sei anni, siamo vicini a ripetere quel record.

The implication: senza una discontinuità nella crescita economica, il record del 2020 verrà superato entro i prossimi anni.

Cosa è certo e cosa no

La gestione delle informazioni sul debito pubblico richiede precisione. Alcuni dati sono verificati e confermati da più fonti; altri restano soggetti a incertezza.

Fatti confermati

  • L’Italia non ha mai dichiarato default sul debito pubblico
  • Il debito pubblico a feb 2026 ha superato i 3.139 miliardi
  • Il rapporto debito/PIL 2025 è al 137,1%
  • L’Italia supererà la Grecia nel 2026 come debito/PIL più alto Eurozona
  • La crescita PIL Italia 2026 prevista allo 0,5%

Cosa resta incerto

  • L’impatto effettivo del QT della BCE sul debito netto 2026
  • Dati ufficiali Banca d’Italia per Q1 2026 non ancora pubblicati
  • La precisione delle proiezioni oltre il 2027
  • L’eventuale intervento della BCE in caso di crisi dei mercati

“L’Italia supera la Grecia: nel 2026 avrà il debito pubblico più alto d’Europa.”

— Il Foglio, analisi dati FMI, aprile 2026

“Nel 2025 il debito pubblico italiano era del 137,1% del Pil, un livello elevato ma nel complesso stabile nell’ultimo decennio.”

— Osservatorio CPI, Università Cattolica

“Il debito sale al 138,4 per cento del pil nel 2026.”

— FMI Fiscal Monitor, via Il Foglio

In sintesi

Il debito pubblico italiano ha raggiunto un nuovo massimo storico a 3.139 miliardi di euro a febbraio 2026, e le proiezioni non lasciano spazio a ottimismo: il rapporto debito/PIL salirà al 138,4% entro fine anno, facendo dell’Italia il paese con il debito più elevato dell’Eurozona, superando la Grecia.

La differenza con gli altri paesi dell’Europa meridionale — Portogallo, Spagna, Grecia — non sta nelle scelte di bilancio immediate, ma nella crescita economica. Con un PIL che nel 2026 dovrebbe crescere dello 0,5% contro il 2% dei vicini, l’Italia perde competitività e capacità di generare risorse per gestire il proprio debito.

In sintesi: Il debito pubblico italiano non è una bomba a orologeria pronta a esplodere, ma è un peso crescente che limita le scelte di politica economica. Per gli investitori: attenzione ai tassi e allo spread. Per i cittadini: il costo degli interessi assorbe risorse che potrebbero andare a sanità, scuola e pensioni. Per il governo: senza crescita, non c’è risanamento.

Letture correlate: Economia Italiana: Stato, Prospettive 2025-2026 e Rischi

Domande frequenti

Qual è l’andamento del debito pubblico italiano dal 1970 al 2023?

Dal 1970 il debito pubblico italiano è cresciuto in modo pressoché costante, con alcune fasi di stabilizzazione e rientro. Il rapporto debito/PIL è passato da livelli intorno al 35-40% negli anni Settanta a oltre il 150% nel 2020, per poi attestarsi intorno al 137% nel 2025. I principali rialzi si sono verificati durante le recessioni e le crisi (1992-1994, 2008-2009, 2020).

Qual è il debito pubblico italiano in euro?

A febbraio 2026 il debito pubblico italiano ammonta a 3.139.864 milioni di euro, ovvero circa 3.140 miliardi. A gennaio 2026 era a 3.112 miliardi. Il valore era di circa 2.967 miliardi a fine 2024.

Qual è la percentuale del debito pubblico italiano sul PIL?

Nel 2025 il rapporto debito/PIL italiano è al 137,1%, secondo i dati dell’Osservatorio CPI. Le proiezioni indicano un aumento al 138,4% entro fine 2026, facendo dell’Italia il paese con il rapporto più alto dell’Eurozona.

Quali sono gli interessi sul debito pubblico italiano?

Gli interessi sul debito pubblico italiano rappresentano una delle voci più significative del bilancio statale, con pagamenti annuali nell’ordine delle decine di miliardi di euro. L’elevato stock di debito implicato — oltre 3.100 miliardi — genera un costo annuo consistente che vincola la manovra di bilancio e limita le risorse disponibili per altri capitoli di spesa.

Il debito pubblico italiano è live consultabile?

Sì, piattaforme come Trading Economics offrono dati aggiornati sul debito pubblico italiano. Il Ministero dell’Economia pubblica dati ufficiali con cadenza mensile, mentre la Banca d’Italia rilascia statistiche trimestrali più dettagliate.

Perché il debito pubblico italiano è costoso?

Il debito pubblico italiano è costoso per due ragioni: l’elevato ammontare assoluto (oltre 3.100 miliardi) e il rapporto debito/PIL fra i più alti al mondo. Questo si traduce in una spesa per interessi significativa, che sottrae risorse a investimenti e servizi pubblici. Inoltre, un debito elevato può generare sfiducia nei mercati, aumentando i tassi di interesse richiesti dagli investitori.

Come è possibile ridurre il debito pubblico italiano?

La riduzione del debito pubblico richiede o una crescita economica sostenuta (che aumenta il PIL, riducendo meccanicamente il rapporto) o avanzi primari significativi (entrate superiori alle spese correnti, al netto degli interessi). L’Italia fatica in entrambi gli obiettivi: la crescita è stagnante e gli avanzi primari, pur presenti, non sono sufficienti a compensare la spesa per interessi.